L’intervista a Pietro Sabatino, presidente di Noi@Europe, ente capofila del progetto SocializziAmo in biblioteca, progetto attivo alla Deledda di Ponticelli
La biblioteca Grazia Deledda è situata nel cuore di Ponticelli, a Napoli est. Un quartiere di periferia in cui la progettualità sociale negli ultimi tempi è particolarmente vivace. La Deledda ospita SocializziAmo in Biblioteca, un progetto di rigenerazione culturale che vede come protagonisti giovani e terzo settore. Ne abbiamo parliamo con Pietro Sabatino, presidente di Noi@Europe e ricercatore presso il dipartimento di Scienze politiche della Federico II.
Socializziamo in Biblioteca è uno degli ultimi progetti nati nella VI municipalità del Comune di Napoli. Motore dell’iniziativa tre realtà sociali del territorio che, per competenze multidisciplinari, stanno rivoluzionando il modo di fare cultura. Qual è la mission del progetto?
«Sono due le direzioni in cui ci stiamo muovendo. La prima è di portare velocemente la biblioteca a quella che per noi deve essere la “normalità”: spazi confortevoli, libri catalogati, wi-fi, corsi di formazione, orari di apertura prolungati la sera e il sabato, quando questo sarà consentito. La seconda è di provare a immaginare un modello di biblioteca aperto al territorio e a più fasce di età: non solo giovani e adolescenti, ma bambini e adulti».
Noi@Europe sta lanciando in questi giorni una serie di attività innovative e completamente gratuite come i corsi di lingua araba o francese. Ma c’è anche altro, ce ne parli?
«Al momento sono attivi 4 corsi di lingua, uno sportello europeo per aiutare i giovani a vivere un’esperienza all’estero, una palestra di progettazione per sostenere gruppi e singoli nella partecipazione a bandi. A breve inizieremo ad arredare il cortile interno della biblioteca con sedie, tavoli, panche progettati da un gruppo di giovani architetti. Infine, con Terra di Confine catalogheremo parte dei libri della biblioteca».
Agite su un territorio, quello di Ponticelli, più in generale quello di Napoli Est troppo spesso messo ai margini dalle politiche di Palazzo San Giacomo. Socializziamo in Biblioteca può essere visto come una sorta di rivincita o cos’altro?
«Questo è un progetto che ci rende orgogliosi. Si dimostra che una biblioteca di periferia può essere riferimento per tutta la città. L’amministrazione comunale non si è dimostrata impermeabile, questo va detto, ed è capofila di progetto, ma le difficoltà ci sono state e ci sono, negarlo sarebbe ipocrita. Sulla rivincita delle periferie io la penso così: ora San Giovanni, Barra, Ponticelli hanno 10 volte meno laureati del Vomero, di Chiaia, di Posillipo. Per quanto mi riguarda ci sarà vera rivincita solo quando queste differenze bestiali saranno azzerate».
Ultima domanda. Il futuro delle biblioteche è nel terzo settore? Saranno le associazioni a gestirle?
«Non mi convince una delega totale al terzo settore. Il pubblico, nello specifico i Comuni, deve tornare a prendersi cura di servizi come le Biblioteche, garantendo un livello minimo di prestazioni uguale ovunque. Associazioni e gruppi informali possono invece svolgere una funzione di controllo e di sperimentazione di nuove idee per le biblioteche, tenendole al passo di un mondo che cambia veloce. E’ vero però che il terzo settore ha un ruolo fondamentale nella crescita di territori complessi come l’area orientale di Napoli. Piccole e grandi realtà che creano lavoro, che mettono a disposizione competenze, metodi di azione, entusiasmo. Dove agiscono tanti giovani, quasi sempre in posizione di responsabilità. Riflettevo che io, dall’alto dei miei 37 anni, sono tra i vecchi del progetto».
@ciro_oliviero