Campania, scuole aperte e scuole chiuse

Campania, scuole aperte e scuole chiuse

La pressione dei genitori ha portato il presidente De Luca ad annunciare che lunedì 26 riapriranno le scuole elementari

Con l’ordinanza 79 del 15 ottobre il governatore della Campania Vincenzo De Luca ha chiuso le scuole. Un’azione che si è resa necessaria – come ha spiegato lo stesso De Luca – per l’andamento della situazione epidemiologica. In un primo momento l’ordinanza sembrava includere le scuole di ogni ordine e grado. Poi il chiarimento che lasciava aperte la primaria (fino a 6 anni) ed il primo anno di università. Già dalle prime ora dopo la pubblicazione dell’ordinanza genitori e associazioni hanno protestato contro la scelta del presidente della Regione Campania.

I genitori non si sono arresi ed hanno fatto ricorso al Tar. Ieri il presidente della V sezione del Tar Campania ha dato ragione all’ente di Santa Lucia. Poche ore fa la il governatore ha annunciato che da lunedì 26 riapriranno le scuole elementari. Scuole chiuse. Poi aperte. Ma non tutte. Sembra un valzer. Ed intanto le organizzazioni di categoria continuano a protestare, definendo insostenibile la situazione. Il referente del comparto scuola di Confcooperative Campania, Manrico Gesummaria, ha definito la situazione kafkiana.

«I dati che hanno determinato la serrata sono 541 casi di contagio Covid accertati rispetto ad una popolazione scolastica composta da circa 1 milione, tra alunni e docenti. La percentuale di contagi è dello 0,05%, un dato che anziché allarmare indica un livello di sicurezza molto al di sopra della media di ciascun altro ambito e luogo», ha dichiarato Manrico Gesummaria.

Gli fa eco la referente dell’associazione Chi rom e chi no di Scampia, Barbara Pierro, per la quale questa decisione «formalizza il modello di esclusione sociale». La Pierro aggiunge che «a pagare il prezzo più alto sono i minori e le loro famiglie, soprattutto quelle più fragili, quelle che non hanno un sistema di welfare che li sostiene, le famiglie anche mononucleari con bambini speciali che non possono contare su un sistema scuola strutturato per dare risposte ai loro bisogni; ancora le famiglie in povertà economica e educativa che non riescono a dare il supporto educativo e sociale che meritano i loro figli». Intanto l’associazione sta proseguendo le attività educative.

Per gli altri resti il nodo didattica a distanza. Sia Barbara Pierro che Manrico Gesummaria hanno evidenziato l’impraticabilità della dad in molte abitazioni, sia per gli spazi che per la disponibilità di dispositivi e della stessa connessione alla rete internet. Un problema che si era evidenziato già durante il lockdown.

Redazione
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