Mafia, 40 Comuni commissariati

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Il rapporto di Avviso Pubblico

Oggi in Italia ci sono 40 commissari prefettizi che amministrano altrettanti Comuni. Non sindaci, ma prefetti che guidano città le cui amministrazioni sono state sciolte per infiltrazione mafiosa. Ad evidenziarlo il rapporto di Avviso Pubblico “Lo scioglimento dei Comuni per Mafia. Analisi e proposte”. Presentato ieri a Roma il rapporto è a cura di Simona Melorio, ricercatrice dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.

22 in Calabria, 9 in Sicilia, 5 in Puglia, 4 in Campania. Si trovano qui i 40 Comuni attualmente commissariati. La Calabria ha 409 Comuni. Dal 1991 sono stati 108 i decreti che l’hanno riguardata. Analizzando i dati emerge che la regione ha un decreto di scioglimento ogni 3,8 Comuni. Il primo ad essere sottoposto ad amministrazione commissariale fu Taurianova in provincia di Reggio Calabria il 2 agosto del 1991. Lo stesso giorno veniva sciolto anche il Comune di Casandrino in provincia di Napoli.

Le mafie al nord sono altrettanto pervasive, ma meno evidenti. Fanno affari con l’economia corrotta. In molti casi sono addentro alla cosa pubblica in maniera apparentemente pulita. In molti casi sono rappresentate da seconde generazioni di mafiosi. Ma sono presenti e possono essere fermate, come ha evidenziato proprio ieri l’inchiesta Krimisa della Dda di Milano. Come è accaduto in passato, anche attraverso lo scioglimento di amministrazioni comunali. Il primo Comune sciolto per mafia al nord è Bardonecchia, in provincia di Torino, il 2 maggio del 1995.

Alla presentazione del rapporto erano presenti, tra gli altri, il presidente di Avviso Pubblico, Roberto Montà, il docente dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, Isaia Sales, il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra. Proprio quest’ultimo ha sottolineato che la Commissione promuoverà la nascita di un Comitato che si occupi delle problematiche delle infiltrazioni mafiose negli enti locali. Morra ha evidenziato che uno degli obiettivi della Commissione «è far capire agli altri Paesi europei che la normativa antimafia va recepita nei loro ordinamenti per non stupirsi poi se si realizza una seconda strage di Duisburg».

Redazione
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