Contro il bullismo la Danimarca fa scuola

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La scuola danese guarda all’empatia per contrastare il bullismo

Il metodo danese che rende i bambini più felici, e di conseguenza genitori più tranquilli, merita di essere considerato un vero antidoto al bullismo. Ed oggi, nella giornata internazionale contro il bullismo ed il cyderbullismo, la riflessione in merito ai numeri ed alle storie che la nostra Italia riferisce alla stampa estera, può condurre a considerare l’ipotesi di importarlo nelle scuole italiane.

In Danimarca, dove l’empatia è divenuta una vera materia di studio, ci lavora anche Jessica Joelle Alexander una psicologa americana che ha sposato un uomo di Copenaghen e ha potuto studiare, analizzare e comparare i metodi educativi americani con quelli danesi.

Alexander, dichiara a mezzo stampa, di avvalersi di un acronimo a tema, in questo caso Teach: insegnare (in inglese), dove la T sta per Trust (fiducia), la E per Empathy (empatia), la A per Authenticity (sincerità), la C per Courage (coraggio) e infine la H per Hygge, la mitologica arte dei danesi di stare bene insieme, creando una atmosfera intima, serena e accogliente. Ovviamente Hygge si insegna a scuola, in una apposita ora di classe ad oggi settimanale, così come ci sono lezioni di contatto fisico durante le quali i bimbi imparano a massaggiare la schiena dei compagni e a concedersi del tempo che li porterà a conoscersi meglio. Il metodo danese finito sui libri di Alexander riduce aggressività e migliora la vita del piccolo e così anche il suo rendimento scolastico.

Dorte Sondergaard spiega, invece, l’importanza de fællesskab, che rientra a pieno titolo nei programmi scolastici, tanto che è compito dell’insegnante pianificarne e controllarne i livelli nelle classi. Una sorta di socioprogramma in cui tra gli obiettivi non rientrano tanto i voti quanto la capacità di empatia, di collaborare con gli altri per appianare conflitti, il coraggio di non avere paura di essere imperfetti.

Un metodo che nasce in un Paese in cui fino a pochi anni fa i suicidi giovanili erano sempre più frequenti, e che oggi vuole guardare alla parte più intima delle persone. A cominciare dall’evoluzione emotiva sin dalle prime occasioni sociali di vita, come lo è la scuola per un bambino di appena sei anni.

Carmen Cretoso

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