Fai Cisl: regolarizzazione atto di civiltà

Fai Cisl: regolarizzazione atto di civiltà

L’intervista al segretario generale Fai Cisl, Onofrio Rota

La regolarizzazione degli irregolari in agricoltura ha tenuto banco nel dibattito nazionale nelle ultime settimane. Nel dl Rilancio è stata inserita. Il testo del dl Rilancio ancora non è arrivato in Gazzetta Ufficiale, ma è questione di ore. Ma non tutte le parti sono rimaste soddisfatte. Ne abbiamo parlato con il segretario generale Fai Cisl, Onofrio Rota.

Non tutte le parti si sono dette soddisfatte della misura. Lei si ritiene soddisfatto della regolarizzazione degli stranieri?
«Noi siamo partiti a novembre su questa questione. Non lo abbiamo fatto per la ricerca di manodopera. Lo abbiamo fatto perché avevamo visto per anni i lavoratori immigrati irregolari nei ghetti prestati all’attività agricola. Persone residenti da più anni nel nostro Paese che lavoravano in maniera consolidata senza essere riconosciuti. Secondo noi era un diritto che andava riconosciuto. L’emergenza ha acuito il problema. Ma la regolarizzazione è un atto di civiltà importante. Vero che l’accordo non è soddisfacente in pieno. Noi chiedevamo un anno almeno di riconoscimento del permesso di soggiorno ed anche che senza lavoro potessero mettersi alla ricerca di nuovo lavoro. Questo primo passo è comunque importante. Evidenzia che il nostro Paese ha tante attività produttive che hanno bisogno di lavoratori. Negli ultimi 10 anni i lavoratori regolari nel nostro settore sono passati da 30 mila e 350 mila. E il tasso di sostituzione aumenta. Alcune associazioni agricole imprenditoriali sostengono che i giovani possano lavorare in agricoltura. Crescono i giovani imprenditori agricoli, ma nei campi ci vanno ancora i braccianti stranieri».

Nelle ultime settimane di numeri ne sono stati dati tanti. Ieri il ministro dell’Interno ha detto che saranno 200 mila. Secondo voi di più.
«Secondo i nostri studi, due terzi del totale dei clandestini nel nostro Paese viene impiegato in agricoltura. Circa 370 mila. Non a caso un dato poco inferiore rispetto ai lavoratori necessari per produrre il valore dell’agricoltura illegale, che in Italia è di 15 miliardi di euro, cioè il 7% del sommerso totale nazionale. E non tralasciamo che gli ultimi controlli dell’Ispettorato nazionale del Lavoro dicono che più del 27% dei lavoratori agricoli riscontrati in nero è risultato clandestino, poco meno di un lavoratore irregolare su tre. Più riusciremo a farne emergere e meglio sarà».

Germania e Gran Bretagna hanno puntato sui corridoi verdi.
«Anche noi abbiamo sollecitato i corridoi verdi prevedendo adeguati controlli sanitari e un periodo di quarantena. Siamo stati subito favorevoli. Negli incontri con il ministero ci è stato detto che si sta ancora lavorando a questa ipotesi. Abbiamo inoltre sollecitato l’utilizzo del protocollo triennale per il contrasto caporalato dove sono previste risorse finalizzate agli alloggi. Dato che avremo una carenza turistica potremmo utilizzarli per dare sostegno alle strutture ricettive tramite convenzioni per evitare che si verifichino situazione come quella di Saluzzo dove 300 persone hanno occupato una caserma».

Sugli alloggi in un’intervista che ci ha rilasciato qualche settimana fa il sottosegretario L’Abbate ha prospettato l’utilizzo di misure come la 7 del Psr che riguarda i servizi di base e il rinnovamento dei villaggi nelle zone rurali.
«Misura 7 non è percorribile nell’immediato come avrà sostenuto anche il sottosegretario. Nei protocolli sicurezza che stiamo discutendo con il ministero viene citata la possibilità che possano essere concessi alloggi dentro le proprietà terriere dove queste persone andranno a lavorare, seguendo chiaramente le regole di sanificazione».

Secondo lei con questa misura i lavoratori a nero saranno propensi a regolarizzarsi?
«Quando ho girato nei vari ghetti, soprattutto in Puglia, penso a Nardò, Manfredonia, col caravan dell’assistenza sanitaria i lavoratori che tornavano da campi si presentavano con dei fogli di espulsione anche di anni precedenti. Noi non dobbiamo pensare ai braccianti solo come braccia. Io ho usato anche il termine take away. Come se li usassimo e poi li cestinassimo. Dobbiamo pensare a queste persone come un patrimonio importante. La civiltà e il rispetto delle persone in primis. I lavoratori stranieri già contribuiscono in misura importante al Pil. Dobbiamo pensare che contribuirebbero ulteriormente. Si eviterebbe il dumping evitato. Dobbiamo fare un salto culturale. Non voglio entrare nelle questioni politiche, ma le battaglie politiche vanno affrontate. Non possono diventare battaglie ideologiche».

Ciro Oliviero

Redazione
ADMINISTRATOR
PROFILE

Posts Carousel

Latest Posts

Top Authors

Most Commented

Featured Videos

Skip to content