Rom una delle comunità più discriminate

Rom una delle comunità più discriminate

L’associazione evidenzia il rischio di discriminazioni vecchie e nuove data l’emergenza sociale, soprattutto in territori periferici come Scampia

In lingua romanì Porrajmos significa distruzione, annientamento. Questo è il nome dell’olocausto dei 500mila rom e sinti nei lager nazisti. A morire per primi donne e bambini. Tra il 2 e il 3 agosto del 1943 più di 4mila persone furono sterminate nel cosiddetto campo degli zingari ad Auschwitz. Anche i rom sono protagonisti della Giornate della Memoria. Come quella che si celebra nella giornata di mercoledì 27 gennaio. Ricorrenza attuale anche in crisi pandemica. Chi rom e chi no evidenzia che il rischio di discriminazioni vecchie e nuove è possibile data l’emergenza sociale. Soprattutto in territori periferici come Scampia.

La zona rossa di un campo comunale nel quartiere napoletano di Secondigliano, come i fatti di Mondragone lo scorso giugno, hanno sollevato venti di intolleranza. «È necessario riattualizzare il tema della memoria, perché le ideologie razziste che hanno determinato gli atroci stermini, non riemergano né in Europa né altrove. Bisogna essere vigili perché il vento dell’intolleranza non sia lasciato soffiare tra le strade, nelle scuole, nei palazzi del governo», affermano gli esponenti di Chi rom e chi no.

«È importante contribuire e diffondere una narrazione sulla Giornata della memoria che includa il ricordo di tutti coloro che furono sterminati nei campi di concentramento, vittime di una ideologia folle e disumanizzante. Tenere viva la memoria significa ricordarci ogni giorno che le comunità rom sono tuttora le più discriminate in Europa e che questa discriminazione si traduce concretamente con politiche inadeguate o razziste che si ripercuotono duramente sulla vita delle persone, soprattutto sulle giovani generazioni», aggiungono i rappresentanti di Chi rom e chi no.

L’associazione napoletana evidenzia anche la necessità di una convivenza rispettosa tra le persone che abitano gli stessi territori. Oltre alla necessità di superare la logica dei campi rom. Aspetto tiene banco in questi giorni anche sul fronte romano. Ieri diverse famiglie rom dei campi romani di via Candoni, Castel Romano e La Barbuta hanno manifestato davanti al Campidoglio chiedendo di essere inserite nelle liste per l’assegnazione delle case popolari. A supportare la protesta l’associazione 21 Luglio.

Stefano Malla



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