Istruzione affossata da lockdown e dad

Istruzione affossata da lockdown e dad

La scienziata Clementina Sasso sottolinea come uno studio olandese abbia evidenziato che con la dad l’apprendimento si è ridotto di circa il 20 per cento

In Italia la scuola è stata la prima a chiudere con lo scoppio della pandemia. Forse anche prima. Prima che i contagi arrivassero a numeri preoccupanti. Chiusa per tutto il restante anno scolastico passato, la scuola ha aperto a sprazzi durante l’anno scolastico ancora in corso. Questo, come recenti studi hanno dimostrati, ha causato danni di diversa natura a studenti e famiglie. Da quello economico per quanti hanno dovuto acquistare dispositivi elettronici per la dad ai propri figli. A quelli sociali, per quanti non hanno potuto farlo per difficoltà economiche. A quelli psicologici, per la mancanza di socialità e la presenza fissa per diverse ore al giorno davanti allo schermo di un pc o un tablet.

Proprio partendo da quest’ultimo punto il gruppo Pillole di ottimismo aveva portato la dad in tribunale. Prima in Lombardia e poi in Campania. In entrambi i casi il Tar si era pronunciato a favore del rientro in classe. «Da uno studio olandese emerge che in cui in media l’apprendimento si è ridotto di circa il 20 per cento (8 settimane di chiusura) e i danni sono più concentrati tra gli alunni provenienti da famiglie con genitori senza istruzione universitaria (50% per cento rispetto agli altri). Ma ce ne sono anche americani che mostrano che i più colpiti sono i più poveri», spiega a dalSociale24 la scienziata Clementina Sasso.

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L’ultimo studio in ordine di tempo è quello presentato da Unicef e Università Cattolica del Sacro Cuore. Sul campione interpellato circa il 27 per cento di famiglie ha riferito di non avere tecnologie adeguate alla dad. Un altro 30 per cento dichiara di non aver avuto tempo di seguire i propri figli nelle lezioni a distanza. Il 6 per cento degli studenti non ha potuto partecipare alla didattica a distanza per mancanza di pc, tablet o connessione internet. I danni sono appunto anche economici. E non riguardano solo l’Italia. Negli Stati Uniti, il costo della chiusura delle scuole in termini di mancati rendimenti futuri è stato stimato in una perdita pari al 12,7 per cento del Pil.

Ieri c’è stata un’altra sentenza. Il Tar di Salerno si è espresso sull’ordinanza di chiusura delle scuole a Scafati. Per il tribunale si tratta di materia statale. E lo Stato ha già deciso sul tema apertura delle scuole istituendo le diverse zone in base al numero dei contagi. Il Tar ha evidenziato che se un’amministrazione decide di chiudere le scuole per il rischio contagi deve adottare provvedimenti di questa natura su tutta la popolazione. «Inoltre – spiega Clementina Sasso – i dati confermano che i contagi in aula sono bassi. Chiudere le scuole significa precludere il futuro ad una fascia di popolazione. Questa emergenza non la può patire solo una generazione».

@ciro_oliviero

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