La partita di calcio contro i diritti delle donne

giorlalista-saudita-690x450 La partita di calcio contro i diritti delle donne

Manifestazione di protesta per la finale di Super Coppa Juventus contro Milan, che si disputerà a Gadda allo stadio ‘King Abdullah’

Hanno lanciato l’hastag #UnCalcioaiDirittiUmani. Manifestato per ore con le immagini dei prigionieri politici tra mani. Creato striscioni con le foto drammatiche che ci arrivano dalla guerra in Yemen e stampato la copertina di Time con il volto di Jamal Ahmad Khashoggi giornalista saudita osteggiato per anni dal suo governo, oggi scomparso dallo scorso ottobre dopo essersi recato per motivi di lavoro all’ambasciata saudita ad Istabul.

Una mattina di protesta silenziosa ma forte che si è tenuta davanti all’ambasciata dell’Arabia Saudita a Roma, per rispondere alla decisione presa dal paesi arabo che ospitano la Supercoppa, di vietare l’ingresso allo stadio alle donne.

E così Usigrai, d’intesa con la Fnsi, l’Ordine dei Giornalisti, Amnesty International Italia e Articolo21, ha organizzato il presidio alla vigilia della Supercoppa italiana di calcio che si giocherà questa sera a Gedda. Perché secondo quando scrivono dall’Unione Sindacale Giornalisti Rai quel calcio ai Diritti Umani «lo daranno la Lega Calcio, la Juventus e il Milan con la decisione di scendere in campo a Gedda, in Arabia Saudita. E lo daranno tutti coloro che hanno scelto il silenzio. Complice. Sette milioni di euro. Tanto vale il silenzio di fronte alle bombe, anche italiane, che da quattro anni massacrano i civili nello Yemen. Di fronte all’arruolamento dei bambini soldato. Di fronte al brutale omicidio nel consolato saudita di Istanbul in Turchia del giornalista Jamal Khashoggi. Di fronte alle inchieste che chiamano in causa come mandante direttamente il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman. Di fronte a uno stadio con settori riservati agli uomini. Di fronte a un Paese dove i diritti delle donne sono ancora oggi calpestati e molte attiviste sono in carcere. Di fronte a un Paese in cui quattro anni fa un blogger, tuttora in prigione, subiva cinquanta frustate. Di fronte a un Paese in cui ogni anno decine di condanne a morte vengono eseguite mediante decapitazione pubblica».

Quella per i diritti umani resta una partita sempre più difficile da giocare, stasera bisognerebbe scendere in piazza, piuttosto che in campo. Il fischio d’inizio della partita indiscriminata che vedrà coinvolto il calcio italiano decreterà un passo indietro clamoroso per la lotta ai diritti per le donne.

Carmen Cretoso




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