L’augurio di un Natale resiliente

2018_1213_22245700-690x450 L'augurio di un Natale resiliente

Si parla tanto di resilienza, ma è sempre meno presente nella quotidianità

Capita a tutti, un bel giorno, che sia in piena bufera interiore o in un momento di straordinaria calma che si comprenda l’oggetto sociale della propria vita. Pare che non ci sia mai stata al mondo una vita senza oggetto sociale, e se crediamo di non averlo capito è perché non è ancora arrivato il “bel giorno” in cui si è inspiegabilmente chiamati a battersi per sostenere una campagna di sensibilizzazione particolare.

L’oggetto sociale non si sceglie a tavolino, quando accade ciò è per lucrarci su, ma questo è un fatto di coscienza. Il vero oggetto sociale della tua vita, ti sceglie, in silenzio facendoti scoprire affinità per una tematica di cui si vuol prima sapere di più per poi volerci mettere la faccia, oppure arriva come un terremoto, scombinandoti i piani, le giornate, le certezze.

Quando accade questo arriva  sotto forma di tragedia, che si rivelerà soltanto dopo tanto lavoro su stessi, la più grande lezione della tua vita. E’ un po’ come una malattia che ti ruba tutto della persona che ami più di te stessa, ma che ti insegna ad andare oltre la fisicità di un corpo malato oppure già vinto, per capire che l’anima o l’energia della persona cara resta. E per continuare la  battaglia per la vita, sposi l’oggetto sociale che ti accompagnerà per tutto il tempo che ti serve fino a quando non avrai imparato la lezione a cui sei destinato.

Agli oggetti sociali della nostra vita dobbiamo tanto, perché ci permettono di superare i lutti dell’anima e di mettere al proprio posto i cocci del cuore. Ecco perché il Natale mi è sempre apparso un grande banco di prova: l’offerta, l’acquisto solidale, la presenza per la serata benefica, l’applauso al progetto solidale. Un caos di luci che spesso abbaglia soltanto, ma che solo dopo, interrogato il cuore, capisci se e cosa ti ha lasciato.

Provare a fare qualcosa di bello, come una piccola azione di volontariato, semplicemente per esercitare la resilienza di cui tanto si parla, e che sempre meno accompagna la nostra quotidianità, potrebbe essere un esercizio utile per la società ma soprattutto per noi stessi. Quanto bene ci fa fare del bene? Ce lo siamo mai chiesti? Quanta gentilezza siamo disposti a regalare prima di sapere di meritarla? E perché ci riesce fare beneficenza più in questo periodo dell’anno piuttosto che in un altro? Brancoliamo tra gli addobbi finti e momentanei oppure sappiamo a quale stella cometa dare ascolto?

E allora che sia un Natale di ricerca e di conferma, da poter portare ogni giorno un po’ con noi e dentro di noi. Un Natale resiliente, come l’abete che resiste alle intemperie per tutto l’anno e anche se stanco o triste si lascia addobbare dai piccoli di casa. Per illuminarsi a Natale perché ha imparato a regalare magia anche a luci spente.

Carmen Cretoso




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