La mafia fuori dai programmi elettorali

La mafia fuori dai programmi elettorali

L’associazione degli enti locali lancia cinque proposte di impegno ed altrettante di riforme

«Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene», diceva Paolo Borsellino. E dovrebbero parlarne maggiormente anche i politici. Soprattutto quelli che si candidano a governare il Paese. Ma nei programmi elettorali in vista delle Politiche la mafia non è un tema trattato. Lo abbiamo visto con le carceri, poi con la violenza di genere. Ed ancora con i senza fissa dimora, con il terzo settore.

«Nella dialettica fra partiti il tema mafia non occupa una posizione centrale, manca un costruttivo confronto sul perseguimento di strategie e politiche di prevenzione e contrasto, punto nevralgico per lo sviluppo economico e sociale dell’Italia», evidenzia Avviso Pubblico. L’associazione degli enti locali ha lanciato lo slogan #nosilenziosullemafie. Un richiamo a candidati e partiti al tema della mafia, che in alcuni casi non è presente neanche con riferimenti collaterali.

Emblematico in tal senso il programma di Impegno Civico. Ilnpartitondi Di Maio esclude riferimenti alla criminalità organizzata, alle forze dell’ordine, ai beni confiscati, alla corruzione. Eppure basterebbero le recenti inchieste a ricordare la necessità di lavorare in questa direzione. Ed i numeri diffusi dalla Banca d’Italia, secondo cui sono 74.223 le segnalazioni di possibili attività di riciclaggio negli ultimi mesi. E quello evidenziati proprio da Avviso Pubblico, circa le 4mila interdittive antimafia emesse negli ultimi due anni dalle prefetture. Praticamente 5 al giorno. E ancora i 278 comuni sciolti per mafia dal 1991. Ed i 300 professionisti dell’informazione minacciati negli ultimi sei mesi.

La repressione non basta. Avviso Pubblico lancia dieci proposte. Cinque di impegno. Favorire l’uso sociale dei beni confiscati, semplificare la normativa in materia di appalti senza perseguire logiche di deregolamentazione, sostenere giornalisti, amministratrici e amministratori minacciati e intimiditi, aumentare risorse a disposizione di forze dell’ordine e magistrati, garantire una reale e stretta vigilanza sull’utilizzo dei fondi del Pnrr.

Cinque anche le riforme proposte dall’associazione. In primis la riforma della legge sullo scioglimento degli enti locali per infiltrazioni mafiose. Poi l’introduzione di una legge-quadro sul gioco d’azzardo e una riforma della legge sui testimoni di giustizia. Ed ancora l’approvazione di una legge organica per regolamentare le relazioni fra esponenti istituzionali e i rappresentanti di interessi. Ed infine la riforma del cosiddetto ergastolo ostativo, che l’ordinanza della Corte Costituzionale del 2021 obbligherebbe il parlamentato ad approvare entro l’8 novembre di quest’anno.

@dalsociale24

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