Il modello del liceo di Macomer

Il modello del liceo di Macomer

Macomer è un piccolo comune in provincia di Nuoro. La città sarda è arrivata agli onori della cronaca per un progetto di inclusione scolastica con il touch screen. Il computer in un batter d’occhi – questo il nome del progetto – è stato ideato dall’insegnante di sostegno Paolo Maioli per favorire l’integrazione degli studenti con

Macomer è un piccolo comune in provincia di Nuoro. La città sarda è arrivata agli onori della cronaca per un progetto di inclusione scolastica con il touch screen. Il computer in un batter d’occhi – questo il nome del progetto – è stato ideato dall’insegnante di sostegno Paolo Maioli per favorire l’integrazione degli studenti con disabilità intellettiva e motoria. A finanziare il progetto con 12 mila euro la Fondazione di Sardegna.

Di questi strumenti si è dotato il liceo scientifico Galileo Galilei di Macomer dove ci sono 18 studenti con disabilità. Gli strumenti che saranno disponibili presso l’istituto sardo sono un mouse facciale, una postazione informatica generica per le disabilità motorie, un comunicatore dinamico per gli studenti autistici senza motricità fine, un tablet con il software ePico per gli alunni con bisogni speciali e disturbi specifici dell’apprendimento e di un altro tablet per i ragazzi con autismo e motricità fine.

Paolo Maioli a SuperAbile ha detto che «l’obiettivo è sempre stato quello di agevolare l’inserimento scolastico degli alunni disabili e migliorare il loro rendimento, al fine di un futuro inserimento lavorativo e di acquisire una sempre maggiore autonomia personale». Un progetto che parte con un anno di ritardo in quanto, come ha raccontato lo stesso ideatore del progetto, gli ausili sono stati acquistati al termine dello scorso anno scolastico, anche se finanziato nel luglio dello scorso anno.

Maioli spiega che il liceo di Macomer sta portando avanti da ormai otto anni il progetto Special Team per rendere lo sport accessibile. «Siamo partiti con il calcio unificato e poi siamo passati al tiro con l’arco, al tennistavolo e al football integrato. Siamo stati i primi in Italia – ha detto Paolo Maioli – a praticare questa versione del calcio a quattro porte, in cui anche i ragazzi disabili possono far parte della squadra e giocare insieme ai loro compagni in un gruppo che fa della valorizzazione della diversità dei suoi atleti il proprio motore».

Redazione
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