Il commento di Marcello Ravveduto, docente di digital public history alle Università di Salerno e Modena e Reggio Emilia
L’articolo 414 del codice penale disciplina il reato di istigazione a delinquere. Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati può essere punito con la reclusione da uno a cinque anni, in caso di istigazione a commettere delitti. Questa pena può essere comminata anche a chi fa l’apologia di reato, ovvero chi esalta fatti o comportamenti illeciti. Tra questi fatti possono rientrare, senza dubbio, i reati legati all’associazione mafiosa. Per i membri della commissione parlamentare Antimafia l’apologia di reati legati alla mafia devono essere puniti con l’aggravante dell’istigazione o dell’apologia della mafia. Per questo hanno presentato una proposta di legge per modificare l’articolo 414 del codice penale.
L’iniziativa sarà presentata questo pomeriggio alle 16 in conferenza stampa alla Camera. Alla presentazione della pdl prendere parte il presidente della commissione Antimafia, Nicola Morra, la prima firmataria della proposta, la senatrice Stefania Ascari, e Guido Salvini, magistrato esperto in materia di terrorismo e di criminalità organizzata, interlocutore nella fase di redazione della pdl. Il testo vuole contrastare le espressioni che alcuni neomelodici usano all’interno delle proprie canzoni, che inneggiano al pensiero ed all’azione mafiosa.
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Per Marcello Ravveduto, docente di digital public history alle Università di Salerno e di Modena e Reggio Emilia, «il problema è culturale, ancor prima che di diritto». Per Ravveduto «la necessità è comprendere come le mafie comunicano e capire se questo influisce anche nel racconto pubblico, anche nella ricerca di consenso delle narrazioni apologetiche delle mafie. Questo si può capire solo se si fa lavoro ricerca. Fino ad oggi c’è stata solo una rappresentazione delle mafie, non una autorappresentazione. Oggi, invece, le mafie parlano direttamente al pubblico, come attraverso i social. Basta avere uno smartphone per raccontare il proprio mondo e costruire una autorappresentazione di quell’immaginario che può dare consenso sociale, essere moda, stile di vita. Che, in qualche caso, può assumere la forma di influencer».
Marcello Ravveduto ricorda di non essere un giurista e quindi di non poter entrare entrare nel merito della questione giuridica. «Posso dire, da quel che ho letto, che la proposta di legge va nella direzione dell’emulazione di reati come l’apologia del terrorismo e fascista. Dal punto di vista storico i mafiosi sono stati studiati sia come terroristi che come fascisti. Pensiamo al diritto. I pool antimafia sono mutuati da quelli antiterrorismo degli anni ’70. La mafia viene associata all’annullamento del pensiero democratico e quindi al fascismo. Questo tipo di aggravante si configurerebbe in continuità all’apologia fascista e del terrorismo», conclude Ravveduto.
@ciro_oliviero