La presidente de Il Pulmino Verde, Fernanda Torre, illustra la situazione in cui vivono i migranti dopo l’incendio del 23 dicembre scorso
Il campo di Lipa non esiste più. Un incendio scoppiato lo scorso 23 dicembre lo ha praticamente raso al suolo. Il campo era stato aperto proprio per fronteggiare l’emergenza e gestire meglio l’ingente numero di migranti che si trovano in Bosnia, come ci aveva raccontato lo scorso maggio la presidente de Il Pulmino Verde, Fernanda Torre. L’incendio ha conciso con l’arrivo del grande freddo. Le già precarie condizioni di vita delle persone che vivevano il campo si sono fatte ancor più difficili. L’incendio ha inoltre conciso con il giorno in cui il campo sarebbe dovuto essere chiuso dall’Iom. Le cause del rogo ancora non sono state accertate.
«Dopo l’incendio è partita una sorta di telenovela con annesso rimpallo di responsabilità tra il cantone di Una Sana, l’Unione europea e il governo bosniaco», spiega la presidente de Il Pulmino Verde, Fernanda Torre. Nel 2020 in Bosnia sono transitati circa 16mila migranti. Tra la chiusura delle frontiere e l’emergenza da Covid-19 circa 10mila sono rimasti intrappolati nel Paese. Di queste solo 5.500 sono censite nel sistema di accoglienza. «Con il rogo di Lipa la situazione è peggiorata. Ci sono circa 600 persone accolte in tende riscaldate che sono state montate vicino al campo. Altre 400 sono bloccate fuori e vivevo in baracche di fortuna nella foresta. Altre 2.500 ancora vivono in palazzi abbandonati o baraccopoli», racconta la Torre
Nel campo di Lipa mancavano acqua potabile, acqua calda, elettricità. Una situazione che aveva spinto numerose associazioni che si occupano di migranti a protestare contro l’Iom. La situazione ora è peggiorata, anche perché «quelli che volevano andare via dopo l’incendio sono stati fermati dalla polizia locale che aveva timore si avvicinassero alla vicina città di Bihač», racconta la presidente de Il Pulmino Verde. Organizzazioni come Ipsia, Croce Rossa e Mezza luna turca ora riescono a raggiungere i migranti per fornire loro almeno un pasto caldo, ma le temperature sono troppo rigide per essere sopportate ancora a lungo.
Fernanda Torre ricorda che questo «è il terzo inverno consecutivo in cui la Bosnia si trova nella stessa situazione. Purtroppo è una situazione comune per una nazionale lasciata sola con i suoi problemi interni. Ora ci sono i riflettori accesi, c’è stata la denuncia di qualche europarlamentare come l’italiano Majorino. Qualcosa sarà fatta. Le persone saranno portate via. Saranno trasferite in strutture temporanee, non lontane da Lipa, al di fuori del centro abitato. Ma così è tappare un buco, non risolvere la situazione. Se metà dei migranti in Bosnia è fuori dal sistema di accoglienza, con questi interventi il problema non si risolverà mai».
La rotta balcanica si sta modificando. Forse anche a causa dell’attuale situazione bosniaca. Proprio nei giorni scorsi i volontari de Il Pulmino Verde sono stati ad Oulx, località al confine tra Italia e Francia. Hanno riscontrato un aumento di afghani e pakistani. Persone che naturalmente sarebbero transitate per la Bosnia e sarebbero rimaste bloccate nel Paese per diverso tempo.
Ciro Oliviero
(nella foto de Il Pulmino Verde un palazzo abbandonato dove vivono migranti, Dom Penzionera, Bihać, aprile 2019)