I numeri emergono dall’analisi dell’Unione europea delle cooperative in riferimento all’ultimo studio Istat su “Le richieste di aiuto durante la pandemia”
Il lockdown e la pandemia hanno aumentato le violenze sulle donne. Nei primi tre mesi dell’anno si è registrato un caso di femminicidio ogni tre giorni. Durante il lockdown si è registrato un incremento del 79,5 per cento di chiamate al numero antiviolenza 1522. Oltre 15 mila le chiamate. Una media di 41 al giorno. Il 47,9 per cento delle donne è vittima di violenza fisica. Ma molte segnalano di essere state vittime di più forme di violenza. Soprattutto psicologica (50,5%). In aumento le richieste di aiuto delle giovanissime fino a 24 anni di età (11,8%) e delle donne con più di 55 anni (23,2%).
Sono cresciute dunque anche le denunce. Ma restano al palo i numeri dell’accoglienza. Quantomeno di quella delle case rifugio che sono 272. I numeri emergono dall’analisi dell’Unione europea delle cooperative in riferimento all’ultimo studio Istat su “Le richieste di aiuto durante la pandemia”. L’86,5 per cento delle case rifugio offre ospitalità per un periodo medio-lungo. Ma soprattutto al nord (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) e al centro (Toscana). Il 67,1 per cento delle strutture offre ospitalità programmata in urgenza. Non solo un letto per dormire. La rete territoriale – formata da Asl ed enti locali – offre anche supporto psicologico (90,1%), legale (89,2%), orientamento al lavoro (87,8%), collaborazione nella ricerca di una nuova abitazione (90,1%), il sostegno alla genitorialità (80,6%).
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