Lo studio, pubblicato sul British Medical Journal
Nei mesi scorsi erano state avanzate varie ipotesi di legame tra l’inquinamento atmosferico e la diffusione del Coronavirus. Ora arriva la certezza. A certificarlo è la Società italiana di medicina ambientale. Lo studio, pubblicato sul British Medical Journal, riporta un report di 7 mesi condotto insieme ai ricercatori delle università di Bologna, Trieste e Bari. La ricerca rivela il collegamento tra lo smog e i primi focolai Covid in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.
Come ha spiegato Leonardo Setti, docente di Biochimica industriale a Bologna, la prova è arrivata quando i ricercatori hanno isolato «tracce di Rna in campioni provenienti dai filtri di raccolta delle polveri sottili prelevati nella provincia di Bergamo durante l’ultima serie di picchi di sforamento avvenuta a fine febbraio, quando le curve di contagio hanno avuto un’improvvisa accelerata».
Nello stesso periodo 39 province del nord su 41 sforavano i valori lite di micro-polveri. L’avvicinarsi dell’inverno deve dunque essere un campanello d’allarme in quanto si registreranno nuovamente picchi di Pm10, anche per l’accensione delle caldaie. Anche in questo caso quelle a maggior rischio pare siano le regioni della pianura padana.
Per la senatrice del M5S Maria Domenica Castellone bisogna ripartire «da queste evidenze scientifiche operando una svolta green che coniughi il giusto progresso economico con la sostenibilità ambientale necessaria alla tutela della salute umana. Anche alla luce di queste evidenze, il Recovery Fund deve essere occasione ineludibile per investire su progettualità concrete che possano ridurre nel breve/medio periodo l’impatto dell’uomo sull’ambiente».